Se la bolla scoppia: I Casi di Saviano, Kingsley e Bridgerton

Riflessioni su recenti polemiche letterarie e il cambiamento dei tempi

Cari lettori al contrario,

Vi scrivo dal mio buen retiro montano dove, ahimè, il tempo non è clemente, ma il paesaggio resta ugualmente spettacolare.

In questi ultimi periodi, la bolla letteraria di cui faccio parte è in fermento per casi più o meno eclatanti di comunicazione e di scelte editoriali a cui voglio dedicare un paio di riflessioni.

Caso Saviano alla Fiera di Francoforte

La recente esclusione dell’autore campano Roberto Saviano dalla Fiera del Libro di Francoforte, dove l’Italia sarà ospite d’onore in ottobre, ha suscitato un acceso dibattito. Saviano, da sempre in contrasto con la classe politica per le verità scomode che rivela, è stato inizialmente escluso dal programma ufficiale. Il commissario straordinario del governo, Mauro Mazza, ha spiegato che la decisione è stata presa per dare spazio ad autori le cui opere fossero integralmente originali e per dare voce a chi finora non l’ha avuta.

Scrittori come Sandro Veronesi e Paolo Giordano hanno deciso di non partecipare alla Fiera in segno di solidarietà con lo scrittore campano. Alla fine, Saviano parteciperà comunque alla fiera, ma su invito delle autorità tedesche e non del padiglione Italia. Questo episodio sottolinea l’importanza di garantire la libertà di espressione e di evitare l’uso della censura per silenziare le voci critiche.

Luca Bizzarri e Felicia Kingsley a confronto

Una recente polemica ha coinvolto Luca Bizzarri e Felicia Kingsley, autrice bestseller italiana di romanzi rosa. A mio parere, Luca Bizzarri, noto attore e comico, durante il suo podcast “Non hanno un amico”, ha fatto osservazioni che, per via del tono tagliente, irriverente e a tratti cinico, tipico marchio di fabbrica dell’attore genovese, hanno generato incomprensioni tra lui e la scrittrice in prima persona e i lettori di romance in seconda battuta.

Nel contesto del suo podcast intitolato “Non hanno un amico”, l’episodio “Afferrare un’erezione”, Bizzarri parla della Kingsley e del fenomeno romance, che poi tanto fenomeno non è, visto che già da anni la letteratura rosa insieme a quella per ragazzi vengono considerati i salvagenti dell’editoria italiana, a cui l’autrice di questo post già nel 2017 aveva dedicato una conferenza all’interno della kermesse di Bookcity Milano.

Il comico genovese ha osservato che i ragazzi devono scegliere i propri libri da soli e che è piuttosto “cringe” che siano le madri a metterglieli in mano. Anche su questo punto, nel 2017, all’interno della succitata conferenza, un importante esponente del mondo editoriale raccontò di un aneddoto che gli era capitato qualche mese prima. In un’altra conferenza che aveva come oggetto di discussione la letteratura per ragazzi, una madre si era alzata in piedi lamentando che il proprio figlio non era un lettore in quanto leggeva esclusivamente i libri appartenenti a una determinata saga letteraria. In quel caso, l’esperto presente alla mia tavola rotonda disse di aver risposto alla madre dicendo che quella determinata saga era comunque una lettura e di lasciare il proprio figlio libero di leggere ciò che più lo appassionava.

Il comico genovese ha osservato che spesso sono le mamme che comprano libri per le figlie alle fiere e che è altrettanto “cringe” quando i genitori si inseriscono nel mondo dei figli, sostituendosi a loro invece di accompagnarli. A parer mio, come già detto in precedenza, il suo intento era di riflettere sul bisogno di indipendenza che hanno i ragazzi nella scelta delle proprie letture.

Bizzarri ha inoltre parlato delle scene “hot” nei libri romance, non in modo denigratorio, ma riconoscendo che queste scene sono esplicite pur rimanendo fuori dal porno. Ha sottolineato che le ragazze spesso sanno più di sesso rispetto ai loro coetanei maschi, che invece apprendono dal materiale pornografico, perché la società e gli adulti evitano di parlare apertamente di sesso o lo fanno in modo superficiale e immaturo.

Sempre a mio parere, Bizzarri non ha sminuito il genere romance, anzi, gli ha dato una grande importanza riconoscendolo come un veicolo di educazione sessuale per le ragazze. Non voleva nemmeno essere un attacco alla quantità di sesso presente nei libri di Felicia Kingsley, ma piuttosto ha analizzato il fenomeno, spiegando come questi libri possano servire a svelare aspetti della sessualità. Ha anche ricordato che in passato i maschi hanno fatto uso di letture simili, citando classici della letteratura. Tuttavia, tutto questo è stato letto come un’argomentazione paternalistica. L’intera puntata del podcast è stata accusata di patriarcato e paternalismo, ma a mio avviso non è così.

Secondo me, la fan base di Felicia Kingsley, pur animata da buone intenzioni, potrebbe non aver colto pienamente il significato delle parole di Bizzarri, probabilmente a causa del tono goliardico, sarcastico e tagliente tipico del comico genovese. Come è indubbio che siano state le mamme per la maggior parte ad aver accompagnato le figlie a certi eventi o a fare determinati acquisti. Ricordo personalmente che durante la mia adolescenza era quasi sempre mia madre, e solo in rare occasioni mio padre, ad accompagnarmi agli eventi. Ricordo ancora una partita del cuore dove mia madre spinse letteralmente la carrozzina tra le braccia di Nek, allora il mio cantante preferito, perché lui mi concedesse un autografo, mentre mio padre rimase in disparte ad osservare la scena con lieve imbarazzo. Quindi, il fatto che Bizzarri parli più di mamme che di genitori rispecchia la realtà, non per voluto sessismo di genere in certi ruoli. Le reazioni di Kingsley e della sua fan base coinvolgono attacchi al patriarcato e sottolineano come la letteratura rosa sia spesso ostracizzata e marginalizzata. È vero, ma talvolta tutti noi tendiamo a difendere acriticamente ciò che percepiamo come ideale condiviso dal nostro gruppo di appartenenza. Questo riflette un trend attuale di difendere acriticamente ciò che percepiamo come parte del nostro “campo” senza approfondire le ragioni dell’altra parte.

Il caso Bridgerton: quando la trasposizione cinematografica-televisiva diventa indigesta.

Un altro caso recente riguarda la fan base della serie di romanzi “Bridgerton” scritti da Julia Quinn, di cui Shonda Rhimes e Netflix hanno acquistato i diritti di trasposizione. Nella terza stagione della serie prodotta da Shonda Rhimes, uno dei personaggi principali ha cambiato sesso rispetto ai libri originali, diventando femminile. Questo cambiamento ha sollevato un’ondata di proteste da parte dei fan dei libri, che si sono scagliati contro la casa di produzione e l’autrice Julia Quinn, chiedendo addirittura il licenziamento della showrunner responsabile dello stravolgimento.

Un esempio del cambiamento dei tempi riguarda la gestione del seguito di “Via col vento”, intitolato “Rossella” e scritto da Alexandra Ripley. Quando fu trasmessa la trasposizione cinematografica del seguito di “Via col vento”, “Rossella”, nel 1994, le critiche furono molteplici e i fan non ebbero la possibilità di comunicare direttamente né con l’autore né con il produttore dello show. L’unica loro possibilità era quella di guardare o non guardare, di leggere o non leggere questo eventuale seguito. Nonostante le critiche e la mancanza di approvazione da parte degli eredi di Margaret Mitchell, “Rossella” ebbe un buon successo di pubblico. Questo mostra come i tempi e le modalità di comunicazione tra fan e creatori siano cambiati radicalmente.

Al contrario, oggi i social media permettono una comunicazione quasi istantanea tra fan e autori o produttori, come riflette la recente lettura di “Il vaso di pandoro” di Selvaggia Lucarelli, dove l’autrice esplora proprio l’influenza dei social media sulla comunicazione e sulle dinamiche tra celebrità e pubblico. Questo fenomeno ha permesso ai fan di “Bridgerton” di esprimere immediatamente il loro disappunto, al punto che l’autrice Julia Quinn ha dovuto attivare la moderazione sui suoi commenti sui social.

I lettori di romanzi rosa, spesso ghettizzati o ostracizzati, stanno guadagnando visibilità grazie alle trasposizioni cinematografiche delle loro opere preferite. Tuttavia, tutta questa notorietà non dovrebbe essere utilizzata per portare avanti battaglie senza senso. Dovrebbe essere incanalata verso l’apertura di un dialogo per far conoscere un genere che ha sempre voluto essere veicolo di importanti messaggi di emancipazione, indipendenza e e femminismo. È essenziale comprendere che non tutti gli interlocutori che parlano di questo genere lo fanno a sproposito o per perpetuare il patriarcato.

Utilizziamo questi messaggi per sostenere l’industria culturale in Europa e la libertà di pensiero, soprattutto in un momento in cui venti di censura e isolazionismo iniziano a soffiare nel nostro continente.

Voi cosa ne pensate di tutti questi casi? Il primo è certamente più serio e preoccupante, mentre gli altri due sono più leggeri, ma senza dubbio anch’essi uno specchio della nostra società. Siamo proprio sicuri che sia questa la società che vogliamo?

Mille di questi libri,
Desy

P.S. Prometto che il prossimo post sarà una recensione.

📸 creata con DALL•E

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.