Intervista a Irene protagonista di L’amore conta

Oggi per la rubrica Eroi d’inchiostro intervistiamo Irene Moro, protagonista del romanzo L’amore conta di Carmen Laterza ( qui la recensione) opera d’esordio che come già detto indaga nella animo femminile offrendone uno  spaccato vero e senza falsi moralismi. Ora  vi lascio con Irene 
1. Ciao Irene grazie per aver accettato l’intervista ti va di presentarti?

Ciao Désirée, grazie a te per lo spazio che mi dedichi! Mi chiamo Irene Moro, ho 38 anni, sono sposata con Luca da due anni e non abbiamo figli. Lavoro come impiegata contabile in una officina-carrozzeria. Insomma, ho un lavoro normale, una vita semplice, eppure c’è qualcosa che non mi dà pace… Sono inquieta e insoddisfatta, sento che mi manca qualcosa ma non so cos’è. Ho perso mia madre quando avevo 13 anni e questo è stato sicuramente un grave trauma, anche se questo lo capisco solo ora che sono grande. Ho una carissima amica che mi vuole bene, un marito che mi ama, eppure non sono felice. “L’amore conta” è proprio la storia di questo mio percorso alla ricerca della felicità. Farò scelte contraddittorie, prenderò strade sbagliate, risulterò perfino antipatica o egoista, ma tant’è: ciascuno deve fare esperienza sulla propria pelle. Io avevo dei punti di riferimento e li ho rinnegati: ho litigato con la mia migliore amica, ho tradito mio marito, sono arrivata perfino al punto di perdere la mia dignità. Eppure tutto questo era necessario: avevo bisogno di cadere in basso, di toccare il fondo, di capire davvero chi sono e in cosa credo e, soprattutto, avevo bisogno di farcela da sola.

2. Come vanno le cose a Pordenone?

Pordenone è una cittadina tranquilla e a misura d’uomo. Mi piace molto perché ci si muove agevolmente, ci sono servizi efficienti e la vita artistico-culturale è vivace. Sicuramente assomiglia a tante altre cittadine italiane, ma io sono nata e cresciuta qui e non riuscirei a vivere da nessun’altra parte!

3. Cosa puoi dirci del tuo rapporto con Anna?

Io e Anna ci siamo conosciute sui banchi di scuola e siamo state subito inseparabili. Gli anni dell’adolescenza sono stati i più belli: eravamo sempre insieme, sia a scuola che nel tempo libero. Poi, però, finito il liceo, Anna è andata a all’università a studiare Economia, io invece no. Ho preferito cercarmi un lavoro perché il mio unico obiettivo era andare a vivere da sola. Da allora il nostro rapporto è cambiato: lentamente, impercettibilmente, ma è cambiato. Forse lo sapevamo già tutte e due e forse è perfino normale che accada, ma il fatto è che io scopro qui, tra le pagine di questo libro, quanto mi sento distante, oggi, da Anna. Abbiamo fatto scelte di vita diverse, lei ha dei figli, io no, ma soprattutto mi sembra che lei non mi capisca più. Mi ascolta, questo sì, come sempre, ma io non mi sento capita e la sento lontana. Forse è colpa mia, del mio egoismo, non lo so… Di sicuro se alla fine del libro capirò che “l’amore conta”, lo capirò anche grazie a lei.

4. A Carmen cosa vorresti dire?

A Carmen voglio dire grazie. Non solo per avermi dato vita, ma anche e soprattutto per avermi lasciato vivere a modo mio. Io lo so che all’inizio lei aveva dei progetti diversi per me, ma poi ha capito che avevo bisogno di affrontare tutta la mia inquietudine, fino in fondo. Allora mi ha lasciato agire, non mi ha censurato né giudicato quando ho fatto cose che lei non farebbe mai, si è fidata e mi ha seguito.

5. Un’ultima domanda ti rivedremo in giro?

No. Me l’hanno chiesto in molti e mi piace pensare che questo sia dovuto al fatto che sono riuscita a trasmettere delle emozioni, tuttavia il mio percorso è concluso, per cui no, non mi rivedrete in giro! Del resto ho un gran bel da fare: devo rimettere in ordine tutto ciò che ho buttato all’aria, l’amicizia con Anna, il matrimonio con Luca, il rapporto con mio padre.. E questa è un’altra storia!

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